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BIOPLASTICA: IL MATERIALE DEL FUTURO

Il testo che segue non è mio ma di Matteo Maestripieri, che ha frequentato il corso di Comunicazione di scienza e tecnologia dell’energia che io e Piero Martin, fisico dell’università di Padova, abbiamo tenuto anche quest’anno alla Luiss di Roma.
Si tratta di un corso con un focus sull’energia, trattata a partire da due punti di vista distinti ma convergenti: da un lato la comunicazione della scienza, dall’altro la vera e propria scienza dell’energia. Un interessante lavoro interdisciplinare che restituisce uno sguardo d’insieme su un tema attuale e di estrema importanza economica e sociale.

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Chi, da piccolo, armato di cotone e acqua, non ha mai piantato un semino di fagiolo o di grano nel bicchiere per poi ammirare meravigliato la sua (breve) crescita? I bambini di oggi, grazie alle bioplastiche, possono fare altrettanto senza cotone, e addirittura senza acqua. Seppure in fase del tutto embrionale e sperimentale, l’ultima frontiera della produzione vegetale (e non solo) sembra essere infatti quella di queste plastiche a base organica.

Guardare per credere: in un breve video realizzato dall’Harvard Wyss Institute (HWI) con la tecnica del time-lapse , si assiste alla prodigiosa crescita di un seme di fagiolo nero californiano dentro un normalissimo bicchiere da laboratorio, in un “terreno” a base di una nuova bioplastica “al chitosano”. Nel giro di tre settimane, ed in totale autonomia, il seme cresce e germoglia fino a diventare una robusta piantina.

Il centro di ricerca ingegneristico-biologica della prestigiosa università americana, ha infatti di recente sperimentato gli effetti di uno speciale materiale il cui componente principale è il chitosano, contenuto nell’esoscheletro di alcuni crostacei. Per capirci, lo stesso polisaccaride che ritroviamo in alcuni shampoo e prodotti dimagranti.

Ma cos’è concretamente la bioplastica? E quali sono le sue fonti e le sue opportunità di sfruttamento?

La definizione della European Bioplastics è chiara e concisa: “è un tipo di plastica derivante da materie prime rinnovabili oppure è biodegradabile, o ha entrambe le proprietà”. Può essere dunque ricavata dalle fonti più disparate: dagli scarti alimentari, dall’estrapolazione vegetale o da quella animale. E non mancano esperienze quasi in ogni direzione. Lo dimostrano gli studi dei ricercatori dell’Università di Siviglia, che sono riusciti ad ottenere materie bioplastiche dai rifiuti degli impianti di trasformazione del granchio rosso del Guadalquivir, o il progetto Synpol, che prevede vere e proprie “fattorie” di batteri utilizzati per la fermentazione di rifiuti organici, che saranno parte delle plastiche bio del domani.

La cosa più sorprendente di questi materiali è però la loro capacità di essere più volte (ri)utilizzati.

Ad esempio, dalla buccia dei pomodori utilizzati per la produzione di ketchup si sta lavorando alla produzione di una plastica ecologica per le future componenti automobilistiche. Da vecchi jeans triturati e mescolati ad una resina termoindurente. La società Iris Industries ha già iniziato a produrre oggetti d’uso quotidiano con questo tipo di bioplastiche, e si inizia a parlare di questi rivoluzionari materiali anche per la sempre più avanzata realtà delle stampanti 3D.

Quello delle bioplastiche è sicuramente un settore in rapida e costante espansione, come ha affermato in più occasioni Catia Bastioli, a.d. di Novamont, azienda italiana leader nel settore.

Novamont da anni produce e commercializza un’ampia famiglia di plastiche innovative con il marchio Mater-Bi, estratte essenzialmente da amido di mais, grano e patata, che trovano applicazioni in svariati settori quali raccolta differenziata, catering, packaging, agricoltura, igiene e cura della persona.

Si tratta insomma di un campo che ha tutte le carte in regola per diventare il faro e il traino per nuove opportunità di sviluppo, in un mondo dove le risorse cosiddette tradizionali sono sempre più ridotte e meno pulite, dove fra non molti anni saremo qualche miliardo in più e  gli sprechi e la nostra dipendenza dal petrolio non potranno più essere tollerati.

 

L’AUTORE

Matteo Maestripieri è laureando triennale in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli di Roma. Grounds manager del progetto #ortoLUISS per LabGov (Laboratorio per la Governance dei Beni Comuni). Stagista per ECPAT (End Child Prostitution and Trafficking). Ama la montagna, i viaggi e la fotografia. La verde Umbria, regione da cui proviene, ha alimentato i suoi interessi per ambiente e natura, agricoltura, alimentazione, energie rinnovabili.