Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

L’inesauribile energia della banana

Il testo che segue non è mio, ma di Virginia Cinelli, che ha frequentato il corso di Comunicazione di scienza e tecnologia dell’energia che io e Piero Martin, fisico dell’università di Padova, abbiamo tenuto anche quest’anno alla Luiss di Roma.
Si tratta di un corso con un focus sull’energia, trattata a partire da due punti di vista distinti ma convergenti: da un lato la comunicazione della scienza, dall’altro la vera e propria scienza dell’energia. Un interessante lavoro interdisciplinare che restituisce uno sguardo d’insieme su un tema attuale e di estrema importanza economica e sociale.

 

L’inesauribile energia della banana

Avviato in Ecuador un progetto per ottenere energia dal frutto nazionale

Ricavare idrogeno, fonte naturale di energia, dalle banane: questo l’obiettivo di studenti e ricercatori dell’Università di Cuenca (Ecuador).

La ricerca, finanziata dal Ministero della Pubblica Istruzione per un ammontare di 751 mila dollari e avviata dall’Università ecuadoriana in collaborazione con l’Istituto Nazionale per le Energie Rinnovabili (INER), è incentrata sulla generazione d’idrogeno ricavato dall’ottimizzazione di biomassa proveniente dai residui di banana.

 

Secondo le notizie finora circolate, la procedura prevista dal progetto ecuadoriano consta di due fasi. In un primo momento i residui del frutto sono sottoposti ad acqua a temperatura supercritica, cioè ad una temperatura di 374 gradi Celsius e una pressione di 22,1 mega Pascal (per intendersi, una pressione pari a 85 volte quella contenuta nei pneumatici delle auto) talmente alte da superare il “punto critico”, livello oltre il quale la materia non può più essere liquida. Si procede poi alla “gassificazione dell’idrogeno”, ovvero vengono passati i residui attraverso un catalizzatore che permette di trasformare la biomassa in idrogeno.

Già nel 2013 negli Stati Uniti, all’Università di Virginia Tech, era stato messo a punto un metodo rivoluzionario per produrre idrogeno dalle piante senza rilasciare gas serra né metalli pesanti. Il successo dell’esperimento è dovuto allo zucchero più abbondante delle piante comuni, lo xilosio, che combinato con enzimi ad hoc prelevati da altri microrganismi libera grosse quantità di idrogeno.

 

L’America Latina rivela dunque oggi nuove potenzialità di un frutto che non smette mai di sorprendere. Le ricerche in atto potrebbero mettere la parola fine alla dipendenza dai combustibili fossili. Non solo la biomassa è tra le prime fonti di energia conosciute dall’uomo e ricopre oggi l’80% del fabbisogno totale per i paesi in via di sviluppo, ma l’idrogeno è attualmente l’elemento più promettente per la produzione di energia: non inquinante, è capace di contenere molta energia in poco volume, ed è ricavabile da una grande varietà di fonti di energia primaria.

 

Sembrano dunque aprirsi le porte per una nuova economia basata sull’idrogeno, anziché sul petrolio. Parla di svolta anche Jaime Medina, sottosegretario per la Ricerca Scientifica del governo ecuadoriano, che dichiara: “trovare fonti illimitate di energia darà un valore aggiunto alle nostre risorse naturali e sarà un grande cambiamento del modello di produzione”.

 

In Italia si consumano circa 540 mila tonnellate di banane all’anno: se il progetto ecuadoriano andasse a buon fine, chissà che oltre al primo esportatore mondiale di banane non si possa trarne anche noi qualche beneficio?

 

L’AUTRICE

Virginia Cinelli, ventuno anni, è nata a Firenze e vive attualmente a Roma. Studia Scienze Politiche, con particolare interesse per il campo della comunicazione; scrive sul giornale universitario “360 gradi” e conduce un programma su Radioluiss. Come primo regalo di Natale, da piccola, chiese una ruspa. In seguito preferì un microscopio. A dieci anni ha deciso di scrivere un libro, e da allora ha continuato a scrivere. Spera un giorno di diventare giornalista.