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Se anche un cipresso è un immigrato: solidarietà al Barone rampante

Si chiama Michele Forzinetti, ha 26 anni e da venerdì vive, mangia e dorme in cima a un cipresso nei Giardini estensi di Varese. Spera così di salvarlo da morte annunciata, ovvero da quella che gli prospetta il Comune di Varese in ragione del suo essere ‘specie non autoctona’.

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Ne da notizia lo stesso Michele in due cartelli attaccati al tronco dell’albero prima di salirci sopra, da buon freeclimber, munito di corde tecniche, imbragatura, moschettoni e di qualche provvista.

 

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(La foto, come la precedente, viene dal sito http://www.lifegate.it, a cui ho chiesto l’autorizzazione per la pubblicazione due volte ma che non mi ha mai risposto. Se a qualcuno da fastidio che sia pubblicata qui non ha che da scrivermi e la toglierò).

La popolazione di Varese si è mobilitata accanto al ragazzo, e numerosi sono i gesti di solidarietà ricevuti in questi giorni, sia da Michele che dai cipressi, sedici in tutto, che rischiano la vita.

Sono abbastanza certa che il Comune di Varese abbia cose molto più utili e importanti di cui occuparsi, che non abbattere degli alberi in buona salute. La motivazione poi, quel marchio di ‘specie non autoctona’, di questi tempi fa parecchio riflettere.

Un’ultima cosa: la notizia originale viene da qui  e con l’occasione voglio ringraziare la signora Elvira Nidoli, che – a quanto riferisce l’articolo – “è passata da Michele per regalargli un libro: Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale di Stefano Mancuso e Alessandra Viola”.